L’Italia sul tetto della pallanuoto mondiale anche grazie a un corposo contributo bresciano: a Gwangju, il Settebello sbaraglia la concorrenza in virtù di un collettivo solido ed efficace a partire dal reparto arretrato, e proprio nella linea difensiva emergono le performance degli atleti dell’An Brescia. Insieme a tutti gli azzurri, Marco Del Lungo e il neo acquisto, Niccolò Figari, giocano un mondiale coi fiocchi, pur con un inizio non brillante: nel girone preliminare, l’Italia chiude, sì, a punteggio pieno – 14 a 5 nell’esordio col Brasile, 9 a 7 sulla Germania e 8 a 7 sul Giappone – ma la fluidità di gioco non è delle migliori. Dal quarto di finale, prende piede la trionfale progressione: con una difesa ferrea, il pericolo Grecia viene contenuto a dovere – 7 a 6 il punteggio per Figlioli e compagni – e, con una convinzione che diventa sempre più inscalfibile, le calottine di Sandro Campagna sono tra le migliori quattro. In semifinale, l’Ungheria prova a far valere le sue ragioni ma l’impeto magiaro dura solo un tempo: al primo intervallo, l’Italia è sotto di due (2-4) ma, nel secondo tempo, gli azzurri piazzano il parziale di 5 a 1 che consente di ribaltare la situazione fino al 12 a 10 conclusivo.

Nella finale con la Spagna arriva la partita perfetta: con una difesa, ancora una volta, eccezionale (sul 2 pari, Del Lungo para anche un rigore a Barroso), e un attacco incisivo nei momenti clou, l’Italia lascia le briciole agli iberici, che finiscono sotto di cinque reti – 10 a 5 il risultato del match -, salendo sul gradino più alto del podio della rassegna iridata per la quarta volta, dopo Berlino 1978, Roma 1994 e Shanghai 2011. Uno step davvero significativo per avvicinarsi nel migliore dei modi alla stagione che porterà alle Olimpiadi di Tokyo.

«Abbiamo dimostrato di essere un gruppo fantastico – dice raggiante, Marco Del Lungo -, effettuando una grande prestazione, tanto in difesa, quanto sotto la loro porta. Sinceramente, dopo le prime partite non pensavo alla possibilità di una finalissima; poi, dopo la sfida con la Grecia, è iniziata quell’alchimia che, piano piano, ci ha reso una squadra unita, determinata e forte. Un’alchimia che, ovviamente, è il frutto del percorso svolto anche con chi, per vari motivi, non è venuto a Gwangju, a cominciare da Nicholas Presciutti e Zeno Bertoli».

«Ancora non ci siamo resi conto di quello che abbiamo fatto – considera con grande gioia, Niccolò Figari -: senz’altro abbiamo compiuto qualcosa di sensazionale e ora ce lo godiamo tutto. Personalmente, già prima di incontrare la Grecia, le sensazioni erano ottime e l’ho anche detto alla nostra psicologa, Bruna Bianchi. Giocando, poi, l’intesa e la convinzione hanno continuato a crescere e, oggi, eravamo certi del nostro potenziale, in acqua ci sentivamo uno o due in più da quanti grandi erano la grinta e la voglia di vincere. No, oggi, proprio non ce n’era per nessuno, è venuto fuori tutto il nostro cuore, tutto il nostro carattere».